MUSICA n. 94 - 26 marzo 1997
MIRACOLO A LIVORNO
"svaccatezza tirrenica" e lucentezza anglosassone, Smiths e Piero Ciampi: con Gelaterie Sconsacrate i Virginiana Miller potrebbero aver realizzato qualcosa di più importante di un semplice esordio. Sandro Veronesi ne è convinto.
Personalmente non cerco altro che occasioni per sbilanciarmi e azzardare giudizi e se poi sbaglio pazienza, sempre meglio che puntare sul sicuro. Perciò, senza tatni preamboli, azzardo: dei Virginiana Miller si sentirà parlare parecchio, in futuro, e Gelaterie Sconsacrate, il loro primo cd, è un capolavoro.
E' pur vero che da qualche tempo la scena musicale italiana si sta facendo molto interessante, e che non si campa più solo di eccezioni come è sempre successo da che ho memoria io, ma dinanzi ai Virginiana Miller bisogna inchinarsi e spingersi oltre, perchè la fertilità di un certo periodo non basta a spiegare la loro grandezza. Ai critici musicali lascio il compito di ridimensionarli, segnalando eventuali difetti che io non riseco proprio a vedere, e riconducendo il giudizio a quel cauto incoraggiamento che non si nega a nessun esordiente e secondo me porta pure jella: io mi sbilancio, ripeto, e per quanto mi riguarda Gelaterie Sconsacrate -appena pubblicato dalla piccolal e combattiva casa discografica Baracca e burattini- è il disco italiano che stavo aspettando da vent'anni.
Livornesi nel cuore e nell'anima, questi sei ragazzi hanno messo su un impasto di svaccatezza tirrenica e lucentezza anglosassone che lascia sbalorditi. Sono stati capaci, cioè, di coniugare insieme tutto ciò di cui si sono nutriti nella loro giovinezza, inventando una specie di british-labronic mood che sfonda il muro del provincialismo contro il quale tanti altri, tentando operazioni simili, si sono sfranti: e partendo dal loro piccolo mondo di balconcini affacciati sul mare e, appunto, di gelaterie sconsacrate, irrompono nel grande mondo del rock, quello universale e sostanzialmente apolide che ai gruppi italiani è sempre sembrato precluso.
Perchè stavolta non è grottesco immaginare giovanotti spettinati dal vento di Brighton (Inghilterra), o di New Haven (Connecticut), o addirittura di Perth (Australia) ascoltare ammirati questo disco, farsi tradurre i testi dal cameriere del ristorante italiano sotto casa (un livornese anche lui, con buone probabilità), e capirli così intimamente, nella loro bellezza, da concludere che lì dentro c'è la loro vita.
C'è talmente tanta di quella roba, del resto, dentro Gelaterie Sconsacrate, e tutta talmente al proprio posto, da non lasciare insoddisfatto nessuno: ci sono gli Smiths (giustamente tenuti più in alto di tutti, perchè ancora ineguagliati), ci sono Nick Drake, i Nirvana e Piero Ciampi, ci sono certi lampi di genio alla Bobo Rondelli, c'è il riverbero dei temi di pianoforte dei film polizieschi francesi che si guardano alla tv quando nonsi ha nulla da fare, quelli con lino ventura in cui alla fine muoiono tutti, e c'è perfino Hitler a Dotlingen che parla agli uccellini.
Ma soprattutto c'è, in brani memorabili come Curriculum, Tutti al mare, Altrove e L'estate è finita -orchestrata con inaudita maturità musicale- l'infinita languidezza delle gioventù costiere consumate a veder sfrecciare treni che non si fermano, strapazzate da estati piene di gente e da inverni desolati di libeccio, e consegnate all'unica consolazione che resta a chi non va mai in nessun posto -l'antica pratica tirrenica contro la sofferenza alla quale questo disco sembra dedicato:
dormire, maledizione, dormire.
Sandro Veronesi |