MUSICA (La Repubblica) 06 marzo 2003
Stando alla copertina, “La verità sul tennis” sarebbe nascosta fra le pieghe dei corti gonnellini indossati dalle giocatrici. E il testo del brano omonimo, decisamente morboso, lo conferma proprio in apertura.
Benvenuti nel magico mondo dei Virginiana Miller: formazione come da noi altre non ce n’è. Nel bene e nel male.
A tratti possono sembrare stucchevoli per quanto sono autoreferenziali, ma appena ci si lascia avviluppare dalla poetica stravagante, che ne informa le canzoni, liberarsene diventa difficile. Quasi stessero redigendo un personale inventario dell’adolescenza, snocciolano il proprio privato come in una seduta pubblica di autoanalisi. Sailor Moon, Capitan Harlock, la Dottoressa Russel e il comandante Koenig. E poi anche inalazioni di aerosol e il ritorno dei “merenderi”, già avvistati anni fa nel primo album. Versi a cuore aperto, senza pudore: la cosa più vicina a Morrisey mai osservata in Italia.
Prodotta da Amerigo Verardi, la musica li sorregge con grazia: La Vita Illusa – dove si cita il Sandro Veronesi di "Venite venite B-52" – e Abitano la terra – qui è l’antico umanesimo di Leon Battista Alberti a venir evocato – sono ballate languide e malinconiche, mentre Telefilm piega asimmetricamente le geometrie del rock, Malvivente immagina una sorta di “gangsta pop” e Requiem per la Rai distilla passione civile.
Alberto Campo |
TUTTOSPORT anno 58 numero 62 martedì 4 marzo 2003
Nel nuovo album dei livornesi “Virginiana Miller” c’è anche il mito di Steffi Graf
ECCO “LA VERITA' SUL TENNIS”: UNO SPETTACOLO TUTTO FEMMINILE
Si apre con l’inconfondibile suono della pallina sulle corde tese di una racchetta e prosegue con una voce moltoRoland Garros che annuncia “deuxieme service”. “La verità sul tennis” fin dal titolo non passa inosservato, vistala scarsa propensione dei musicisti a cercare ispirazione nelle vicende di questo sport.
A dispetto di una popolarità ancora limitata, i livornesi Virginiana Miller (il nome deriva da una pianta dell’orto botanico di Pisa), sono probabilmente il gruppo italiano che meglio è riuscito a rinnovare il patrimonio della canzone italiana radicato negli anni ’60 e il loro debutto “Gelaterie sconsacrate” (’97, due anni dopo la finale al Premio Ciampi) resta, senza esagerare, uno dei dischi italiani più emozionanti ed originali dello scorso decennio.
Oggi i Virginiana tornano con un album e un gioiellino di canzone intitolati “La verità sul tennis” più un singolo (“Terra Rossa”): quanto basta per indagare sulle origini di una strana cotta per la racchetta. O per le tenniste, a giudicare dal testo:
“Dea pagana del sole / sul campo centrale / spero in una volè di sguardi per me / Si mi piace guardare, godermi lo stile che hai / e rodermi il cuore di panna al bar / ma nessuno lo sa. Io ti spio”.
Spiegazione. “Da piccolo – racconta Simone Lenzi, 34 anni, leader e cantante del gruppo – andavo spesso in vacanza sul litorale e ho ancora vivo il ricordo di una ragazza, una receptionista svizzera, che giocava spesso a tennis, Restavo per ore a guardarla sul campo: avevo 10 anni, ma è la prima donna per la quale ho perso letteralmente la testa: lì è iniziato il mio interesse per il tennis, peraltro l’unico sport che pratico ancora”.
Una punta di voyeurismo non è un peccato vista la straordinaria efficacia estetica del tennis. E i Virginiana lo guardano un po’ dal buco della serratura. “davanti alla tv siamo tutti un po’ voyeur. E il tennis offre molto da guardare: atteggiamenti, suoni, gesti, smorfie, facce, drammi, gemiti. E’ molto cinematografico e ha anche una letteratura consolidata alle spalle, da Bassani a Soldati passando per Moravia e naturalmente Gianni Clerici, che ne esalta la classicità. Volevamo fare un disco sulla bellezza e “La verità sul tennis” è un omaggio all’eleganza, soprattutto femminile, ma anche al passato un po’ romantico delle racchette di legno (come si nota in copertina, ndr) Non a caso i miei ricordi più vivi sono legati a McEnroe, lui è stato senza saperlo il punk del Tennis”.
“Tesa fino al gemito, fiato reso libero / vita in fuga lungolinea / e sotto la doccia scivolava la bella vacanza / fra i pini di Roma come la schiuma, come l’età / ma nessuno lo sa, no nessuno lo sa io ti spio / Nessuno sa, nessuno immagina che ci penso ancora / nessuno sa, nessuno immagina che mi manchi ancora..”.
Cercare un volto in cui identificare l’oggetto dei desideri della canzone è spontaneo ma forse artificioso. Venus? Serena? Kournikova? Macché. Chi ha fornito uno squarcio di ispirazione ai Virginiana Miller è..”Steffi Graf, senza dubbio – ammette Simone - . Non bellissima né perfetta, ma indubbiamente sexy ed elegante. Altra classe rispetto alle tenniste di oggi: le Williams fanno parte di una generazione violenta. Se le incontrassi credo avrei paura. Preferisco ancora la Sanchez, più genuina”.
La verità sul tennis? Passione e armonia. “Nessuno sa che ci penso ancora”.
Giorgio Borri |