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in una cartella che non può essere più temporanea di così,
una di quelle cartelle che non si sa mai in quale parte del disco
fisso siano riposte.
E per questo restano lì, dimenticate.
Per questo chi da sempre colleziona cose inutili, prima o poi le
riscopre, le apre e dice:
però! bello questo concerto, bello anche se suonato male,
perchè ricordo che lo preparammo in una settimana, dopo che
il nostro bassista...
era la mattina che seguiva ad una prova di quelle stanche, telefonò
e disse:
ragazzi, io ci ho pensato... io smetto.
Come smetti?
Smetto. Stop.
E così ci guardammo intorno per chiederci se questo significava
che non ci sarebbero stati più i Virginiana Miller.
Ma non sarebbe stata la fine del mondo: è crollata la torre
di Babilonia, bruciata la biblioteca di Alessandria, affondato il
Titanic, ma insomma, il nostro piccolo orgoglio non meritava tanta
punizione.
Così telefonammo agli Snaporaz per chiedere loro se ci facevano
la cortesia di prestarci il bassista per una settimana e facemmo
tre prove con Valerino Fantozzi al basso, prima di salire sul furgone
e partire per Padova.
E comunque questo concerto ci piace perchè sa di incertezza,
perchè comincia zoppicando, perchè a metà si
capisce che siamo ancora noi, che siamo vivi, che non è pazzia
registrarlo, anche se al prossimo suoneremo meglio, e non lo registreremo.
Questo concerto acustico esce in tiratura limitata,
tanto il disco di platino non lo avremmo preso comunque, ma abbiamo
rispettato la tradizione che vuole infiocchettare un live con l'inserimento
di un brano inedito: Telefilm, che non era finito
su Italiamobile per la fiera opposizione di Paolo Bedini (produttore
con Baracca & Burattini di ogni cosa fatta dai Virginiana Miller
fino ad ora, compreso questo disco). Bedini diceva che non sentiva
questa canzone nello spirito di quel disco e probabilmente aveva
ragione. Tutti però siamo rimasti affezionatissimi a questi
tre minuti di nostalgia televisiva, che, prima o poi, vorremmo veder
pubblicati come si deve.
Nei nostri giochi vitelloni abbiamo rinominato Marcello, il nostro fonico
partenopeo, 'Marcellus Wallace', come il simpatico farabutto di
Pulp Fiction: il soprannome, ispirato dall'atmosfera di telefilm,
gli piacque moltissimo. La registrazione di questo disco è
stata fatta da lui, così come il mixaggio al Backstage Digital
Studio (nei ritagli di tempo, ovviamente, perché a chi lavora
coi Virginiana Miller deve bastare quello che basta ai Virginiana
Miller: ovvero il piacere e il privilegio di farlo, mentre, per
il resto, deve arrabattarsi con lavori più remunerativi).
La produzione artistica ce la siamo fatta in casa, e se un domani
volessimo fare un video per il nostro terzo disco (abbiamo iniziato
a registrarlo ad agosto e ci piace da morire) ce lo gireremo da
soli perché ci siamo rotti le palle dei cosiddetti professionisti
e degli esperti di qualunque cosa :
non sembra, lo sappiamo, ma siamo un vero gruppo punk.
Quella sera a padova non eravamo più quello che eravamo stati per
dieci anni, e non eravamo ancora quello che siamo ora, con il nostro
giovane bassista Daniele che scalpita sulla soglia dello studio
in cui stiamo per mixare il terzo disco.
Quella sera le chitarre si scordavano più del solito, la
ritmica era una amnesia continua, come a dire:
cosa stiamo facendo?
Chi siamo?
Ma chi siamo?
E infine dire ma sì, ecco chi siamo. cazzo.
Supplivamo con la voglia di essere lì davanti ad un mucchietto
di persone che come noi si scaldavano pezzo dopo pezzo.
Alida, Lisa, Tomas, Romina, Alessandra, Erica, Paolo, Federica,
Alessandro, Marilù, Tiziana ed altri che non ci hanno detto
il loro nome, e prima di loro, più in là nel tempo
e più a sud nello spazio, a Roma, Giampaolo Simi e piazza
Santa Maria in Trastevere, Marina Petrillo e lo studio di Suoni
e Ultrasuoni, coloro che hanno tenuto a battesimo questo set acustico.
Non c'è una sola nota che non sia stata suonata quella sera
del 23/02/2000, niente sovraincisioni, niente correzioni.
Questo è un live nudo e crudo, ingenuo e sincero.
Questo è un momento irripetibile della nostra storia pubblica.
Questi siamo noi.
Siamo i Virginiana Miller
e non vi abbiamo mai presi per il culo.
Virginiana Miller
Salvateci con questo nome. |