Mucchio Selvaggio n. 474 - febbraio 2002
VIRGINIANA MILLER "Salva con nome"
Non ricevevamo serie notizie discografiche da i Virginiana Miller da quasi tre anni, cioè da quando lo spessore del loro secondo album Italiamobile ci aveva obbligati a concedergli la copertina del nostro inserto. Invece che con il terzo, atteso lavoro di studio, l’ensemble livornese si è però fatto ora vivo con questo Salva con nome, cd acustico registrato sul palco del Banale di Padova il 23 Febbraio 2000: un Unplugged, insomma, dal quale emerge un volto (quasi) inedito di un gruppo che, nonostante il dichiarato amore per il rock (dai toni a tratti persino enfatici), ha sempre dato l’idea di potersi destreggiare al meglio anche con strutture scarne e limpide.
“Questo è un live nudo e crudo, ingenuo e sincero”, si legge nelle note. “Questo è un momento irripetibile della nostra storia pubblica. Questi siamo noi. Siamo i Virginiana Miller. E non vi abbiamo mai presi per il culo”. Tutto verissimo, come dimostrato da dodici episodi (più due di immancabili bis) che volano sulle ali della spontaneità e del cogliere l’attimo, privilegiando il repertorio dell’esordio Gelaterie sconsacrate e offrendo come bonus un inedito - Telefilm, eseguito addirittura due volte - che per varie ragioni non aveva trovato spazio in Italiamobile. Interpretazioni che, nonostante l’organico “di fortuna” (il bassista di sempre si era dimesso pochi giorni prima: in sua vece, Valerio Fantozzi, degli Snaporaz), la situazione decisamente informale e le inevitabili sbavature, si rivelano più che mai efficaci, esaltando la profondità e l’intensità delle storie di malinconia e disincanto raccontate con voce solenne - anche se, in questo caso, più secca del solito - dal bravo e carismatico Simone Lenzi. Al di là dei suddetti limiti, Salva con nome è un altro piccolo, grande successo di quella piccola, grande band chiamata Virginiana Miller. E, di riflesso, di quel “rock d’autore” del quale essa è tra i rappresentanti più coraggiosi e fuori dagli schemi.
Federico Guglielmi
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Mucchio Selvaggio n. 481 aprile 2002 - intervista
Due ottimi dischi all'insegna del rock d'autore, Gelaterie sconsacrate (1997) e Italiamobile (1999), poi il silenzio. Interrotto ora dal live Salva con nome (Baracca & Burattini/Edel, n.474), fedele testimonianza di una performance acustica del 2000. In attesa di un nuovo lavoro di studio, prodotto da Amerigo Verardi e in uscita entro l'anno, abbiamo fatto il punto della situazione con Simone Lenzi, che dell'ensemble livornese è il cantante.
Innanzitutto, come mai la scelta di un disco dal vivo?
Il fatto è che abbiamo ritrovato le registrazioni di questo concerto acustico che, riascoltate, non ci dispiacevano. Oltretutto riguardavano un periodo decisivo per noi, visto che il nostro bassista se n'era andato, e noi stavamo cercando di capire cosa ci sarebbe successo. Insomma, ci faceva piacere che rimanesse qualcosa di quel determinato momento critico, che l'esibizione in questione ci ha aiutato a superare.
Insomma si è trattato di un concerto particolare, un po' per via del bassista e un po' perché vi presentavate in versione unplugged.
Si, eravamo in un locale piccolo, il Banale di Padova, dove la dimensione acustica è la più indicata. Al basso c'era Valerio Fantozzi, che gli Snaporaz ci avevano "prestato" per una settimana.
Era la prima volta che suonavate acustici?
No, in realtà avevamo fatto altre volte concerti di questo tipo, soprattutto per accompagnare la presentazione del libro Direttissimi altrove di Giampaolo Simi, ispirato come titolo e ambientazioni a una nostra canzone, Altrove, contenuta in Gelaterie sconsacrate.
Come è nata questa collaborazione?
Tutto è iniziato perché lui, dopo avere ascoltato Gelaterie sconsacrate, ha deciso di contattarci tramite un'amicizia comune, anche perché è originario di Viareggio. Poi abbiamo avuto l'occasione di leggere il libro in anteprima, e quindi abbiamo seguito un po' la sua vicenda editoriale.
Avete in programma di ripetere un progetto simile?
Al momento no, ma, siccome è stata sicuramente una delle esperienze che in assoluto divertito di più, se ce ne fosse occasione la si replicherebbe volentieri.
Tornando al nuovo disco, sia il titolo che la grafica rimandano in maniera esplicita al mondo dell'informatica. Strano per un live acustico…
Quello che ci divertiva nel progetto grafico del cd era proprio questo avvicinare due mondi distanti tra loro. L'immagine di copertina. Infatti è molto in stile Domenica del Corriere, ma è rielaborata con elementi grafici di Windows. Due mondi distanti, si diceva, ma allo stesso vicini, perché per noi questo concerto è come un file che avevi dimenticato e che un giorno ti capita di ritrovare nell'hard disk.
Fra i brani in scaletta c'è anche un inedito, Telefilm. Qual è la sua storia?
L'abbiamo scritta ai tempi di Italiamobile ma ne è stata esclusa perché, a parere sia nostro che del produttore Paolo Bedini, si distaccava un po' troppo dall'atmosfera generale del disco. Questo comunque non ci ha impedito di suonarla dal vivo. Per ora le abbiamo dato una veste acustica e nel frattempo l'abbiamo riregistrata per il nuovo album.
Il fatto che nel concerto sia stata suonata due volte immagino voglia dire che per voi ha un significato particolare.
In realtà è perché nel cd sono inclusi anche i bis. La avevamo suonata due volte perché era l'ultimo pezzo che avevamo scritto. Anche i bis, come tutto il resto del concerto, sono stati lasciati esattamente com'erano, senza alcun ritocco.
Una dichiarazione d'onestà, quindi. Come del resto una frase che si trova nel libretto del cd: "Siamo i Virginiana Miller e non vi abbiamo mai presi per il culo".
Ci siamo guardati nella coscienza, e abbiamo visto che potevamo dire a ragion veduta una frase del genere. Questo disco è come siamo noi veramente: non ci voleva molto, per esempio, a risuonare le chitarre, come viene fatto in tutti i live adesso. Niente di male, però noi abbiamo preferito seguire una strada diversa, forse perché siamo legati anche all'ascolto dei bootleg, con tutte le loro imperfezioni. Ormai la musica è diventata così asettica, così "editata"…quindi abbiamo preferito una cosa dall'attitudine più "punk", perché la nostra formazione è quella. Poi, se leggi le interviste musicali degli ultimi anni, tutti parlano sempre bene di tutti, tutti sono bravi e si vogliono bene, quando invece sarebbe bello che le persone dicessero da che parte stanno, cosa gli piace e cosa non gli piace.
Ecco, a voi cosa non piace della scena italiana?
In generale la furbizia, il fatto che si facciano le canzoni secondo una ricetta prestabilita, la stessa usata da tutti e basata sull'immagine di un pubblico stereotipato. La trovo una cosa estremamente conformista. E poi, se pensi a questo periodo di revival degli anni '70, non mi piace che l'unica cosa dell'epoca che andava veramente ripresa - il coraggio che c'era negli arrangiamenti e nella durata dei pezzi - sia invece stata ignorata. Ora invece c'è un format radiofonico asfissiante , seguito dal 99% delle canzoni.
Come procedono i lavori del prossimo disco?
Innanzitutto abbiamo perso sei o sette mesi per assestare il nuovo organico. Le registrazioni sono terminate, e stiamo dando gli ultimi ritocchi al mixaggio. Si tratta di un album da un lato più semplice, forse il migliore che abbiamo fatto, dall'altro più estremo, almeno per quanto riguarda le parti di chitarra e di tastiere. Il tutto, comunque, rimanendo sempre molto legati alla forma-canzone.
Avete già deciso la data d'uscita e il titolo?
Per quanto riguarda il titolo, ce ne sono due in ballo. L'uscita invece sarà a giugno o a settembre, comunque entro l'anno.
Aurelio Pasini |